Ho imparato che nella vita la semplicità sta nella negatività, per questo si cade nel banale errore di rifugiarsi in essa.
Ero piccola e immatura. Fragile, troppo.
Non lo avrei mai ammesso a me stessa: cercavo attenzioni e lo facevo nel modo sbagliato.

Vedevo le spine e non la bellezza delle rose. Le coglievo e le prendevo nel modo sbagliato, con l'inconscia voglia di farmi del male. Non facevo nulla per togliere quegli aculei, che rappresentano i miei problemi.
Non facevo nulla nemmeno per evitarli. Mi piaceva farmi del male, per autocommiserarmi e attrarre l'attenzione della gente.
Attenzione? No, non era attenzione, era solo pietà. Si.
Ma la pietà è una sensazione che regge solo a primo impatto, passato quell'attimo, non esiste più.

Ero circondata da gente impietosita e forse anche stufa, stanca di me e non da amici.

Io non so precisamente cosa sia successo, ma oggi quel mio ego triste, pessimista, rassegnato, fa solo parte del passato.

Mi sento una persona diversa, anzi non è solo una sensazione, ma è una realtà effettiva.

Oggi quelle rose le colgo nel modo giusto. Le loro spine non mi toccano. Di quelle rose ricordo il profumo inebriane e la loro bellezza, solo questo.
Ho imparato che la via più facile, non è sempre quella giusta.
Non importa se essere positiva e forte richiede un notevole sforzo.
Non voglio guardare i piccoli lati negativi che sono presenti in un pozzo pieno di belle cose.
Io voglio essere felice.

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